Quando il digitale incontra la diagnostica…

SE.FA.MO.Storia e Medicina

Tutto iniziò nel 1971

In quell’anno un celebre vicentino, Federico Faggin, in America, inventò il microchip. A Vicenza, un gruppo di vicentini, fondò la SE.FA.MO. Realtà diverse, certo, ma entrambe fanno parte della storia della nostra città.

Dalla lastra al digitale

Lo sviluppo tecnologico ha oggi portato anche in SE.FA.MO. ad avere una radiologia completamente digitalizzata. Le lastre sono un ricordo del passato e gli specialisti ormai non usano quasi più il diafanoscopio ma sono sempre più  legati ai monitor di refertazione. Attraverso la digitalizzazione le immagini radiografiche si trasformano in  file; l’utilizzo di monitor specifici ad altissima definizione e programmi in grado di elaborare e gestire tali pesanti immagini permettono agli specialisti qualità e precisione di lavoro un tempo impossibili.

“In SE.FA.MO. abbiamo scelto la strada della completa digitalizzazione. E’ stato un impegno notevole che ci permette però di offrire un servizio  valido e sicuramente allo stato dell’arte per quanto riguarda la radiologia in tutti i suoi aspetti” afferma Guido Griguol, presidente di SE.FA.MO. “L’ultimo acquisto è un radiologico telecomandato in grado di eseguire radiografie e scopie completamente digitali.”

La storia e l’evoluzione

Nella Radiologia, la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) è stata la prima tecnica basata sui calcoli di un computer e produce immagini cosiddette “digitali” perché costituite esclusivamente da numeri, codificati in codice binario (acceso/spento) su cui poggiano tutti i processi di calcolo degli elaboratori elettronici.

Intorno alla metà degli anni ‘80, la Fuji introduce sul mercato una nuova tecnologia, la Radiografia Computerizzata (Computerized Radiography – CR), basata su fosfori fotostimolabili in grado di dare immagini radiografiche digitali. Nasce così una nuova branca della Radiologia, la Radiologia Digitale. I sistemi tradizionali, costituiti dalle cosiddette pellicole e sviluppi fotografici vengono abbandonati e sostituiti dall’impiego della diagnostica su video assistita dal computer. Questo tipo di radiologia è chiamata “Digitale Indiretta” perché utilizza i fosfori fotostimolabili come “intermedio” prima di derivarne l’immagine stessa.

Il passaggio dalla radiologia tradizionale alla radiologia digitale mantiene la fonte di esposizione (Raggi X) e il risultato finale, cioè l’immagine, come elementi fissi; ciò che si rinnova è il processo intermedio di acquisizione, elaborazione, riproduzione.

L’evoluzione della digitale indiretta è la digitale diretta; la differenza fra le due è che nel secondo caso non vi sono più i fosfori fotostimolabili ma è presente un CCD; i raggi X stimolano dei materiali semiconduttori nei quali determinano una condizione (+ o -) direttamente interpretabile dai computer; quest’ultima permette la produzione di immagini senza l’utilizzo di cassette e sviluppatrici; dei detettori posti al di sotto del tavolo radiologico trasformano direttamente il segnale attenuato dal corpo del paziente in un’immagine attraverso una stazione di conversione

I vantaggi della digitalizzazione radiologica

  • La possibilità di ridurre la dose di esposizione al Paziente del 50% senza che venga diminuita la qualità  diagnostica dell’immagine;
  • Evita le esposizioni ripetute grazie all’ampia latitudine di esposizione
  • Possibilità di elaborazione o dell’immagine (luminosità, contrasto, filtri, misurazioni)
  • Archiviazione delle immagini ( CD, DVD.. )
  • Rende possibile il teleconsulto grazie alla possibilità della trasmissione e condivisione delle immagini.

A questi vantaggi le apparecchiature di ultima generazione, (in uso presso di noi)  ad acquisizione diretta, aggiungono:

  • Migliore risoluzione spaziale rispetto alla CR;
  • Alto range dinamico (diventa praticamente impossibile ripetere esami per una esposizione errata);
  • Velocità di visualizzazione ed esecuzione dell’esame
  • Possibili valutazioni densitometriche sui tessuti del paziente.