Occhio secco: come riconoscere la sindrome, dai sintomi alle cause, fino a rimedi e trattamenti

Come riconoscere la sindrome dell’occhio secco

Hai spesso gli occhi secchi e irritati, con una sensazione di sabbia all’interno? Ti capita di provare fastidio sotto la luce o la tua visione si annebbia a fine giornata? Se questi disturbi sono frequenti, potrebbe non essere un semplice affaticamento visivo.

La sindrome dell’occhio secco è una condizione molto più comune (e sottovalutata) di quanto si pensa: scopri come riconoscerla, quali sono le cause più frequenti, i fattori di rischio da modificare e quali soluzioni esistono per gestirla in modo efficace.

Il poliambulatorio SE.FA.MO. ospita medici oculisti per valutare la sindrome dell’occhio secco con visite dedicate, individuarne le cause e impostare la cura più adatta.

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Sindrome dell’occhio secco (DED): significato e incidenza

La sindrome dell’occhio secco, nota anche come Dry Eye Disease (DED), è una malattia multifattoriale cronica che colpisce la superficie oculare, determinando l’infiammazione e l’instabilità del film lacrimale, con conseguenti disturbi gravi nei casi più complessi. 

Si tratta di una patologia sempre più diffusa e riconosciuta a livello internazionale, tanto che il termine cheratocongiuntivite secca viene oggi progressivamente sostituito da sindrome dell’occhio secco, per abbracciare un concetto clinico più ampio e aggiornato.

La malattia può manifestarsi in due forme principali, anche in modo combinato:

  • Occhio secco da deficit acquoso (iposecrezione lacrimale): quando la produzione di lacrime è insufficiente, come nella sindrome di Sjögren o altre condizioni autoimmuni;
  • Occhio secco evaporativo (dislacrimia): quando le lacrime evaporano troppo rapidamente, in genere a causa di una disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD).

Secondo alcune stime epidemiologiche la sindrome da occhio secco colpisce tra il 5% e il 50% della popolazione, con una discreta variabilità in base ai criteri adottati. Sebbene sia più frequente negli anziani e nelle donne in menopausa, la DED non risparmia i giovani.

Una recente revisione scientifica evidenzia un numero crescente di casi anche sotto i 18 anni, favorito da elementi ambientali come l’uso prolungato di smartphone, tablet e PC, che riducono il movimento delle palpebre e alterano la distribuzione del film lacrimale. 


Secchezza oculare o malattia cronica? Le differenze

A tutti può capitare di avvertire un po’ di secchezza oculare: dopo una giornata davanti allo schermo, negli ambienti climatizzati o durante un viaggio in aereo. Ma quando gli occhi disidratati diventano un disturbo persistente, che interferisce con la vita quotidiana e causa altri sintomi, allora potrebbe trattarsi della sindrome cronica da occhio secco.

La persistenza dei disturbi e il loro impatto sulla qualità di vita sono criteri che aiutano a distinguere la malattia dell’occhio secco da un semplice disturbo occasionale: se i fastidi sono frequenti, ricorrenti o peggiorano, è fondamentale rivolgersi a uno specialista.

Secchezza oculare temporanea
Sindrome da occhio secco (DED)
Definizione
Disagio occasionale dovuto a fattori esterni (vento, schermi, etc).
Malattia cronica e multifattoriale della superficie oculare.
Durata
Temporanea, saltuaria.
Persistente, regolare.
Cause
Ambientali (aria secca e/o dispositivi digitali), colliri o lenti a contatto.
Disfunzione MGD, malattie autoimmuni, menopausa, alcuni farmaci.
Sintomi
Lieve disagio, bruciore oculare, altri fastidi transitori e reversibili.
Bruciore, corpo estraneo, arrossamento, visione fluttuante, fotofobia.
Conseguenze
Raramente interferisce con la vita quotidiana o a lungo termine.
Può danneggiare la superficie oculare e compromettere le attività quotidiane.
Trattamento
Lacrime artificiali all’occorrenza, modifica dei fattori ambientali.
Gestione a lungo termine con un approccio terapeutico e cure mirate.

Sintomi e cause possibili della sindrome da occhio secco 

La sindrome dell’occhio secco si manifesta con sintomi apparentemente banali: non è raro che vengano sottovalutati o confusi con un semplice affaticamento visivo, ma nel tempo possono diventare cronici e impattare sulla quotidianità. In particolare:

  • Bruciore e pizzicore agli occhi;
  • Sensazione di corpo estraneo negli occhi, come sabbia o polvere;
  • Occhi arrossati e affaticati, con una visione fluttuante;
  • Fotofobia, ovvero sensibilità alla luce;
  • Dolore puntorio o senso di trazione agli occhi;
  • Lacrimazione acuta e improvvisa dovuta all’irritazione intensa.

I disturbi possono peggiorare negli ambienti secchi, ventosi e climatizzati, oppure dopo l’uso prolungato degli schermi: inizialmente possono essere intermittenti, ma spesso tendono a diventare cronici e più difficili da gestire. Non è rara inoltre la comparsa di miodesopsie (o “mosche volanti”) come conseguenza dell’affaticamento oculare.

L’occhio secco è causato da un alterato equilibrio del film lacrimale, che non riesce più a proteggere e idratare la superficie dell’occhio: può dipendere da una ridotta produzione o da un’evaporazione eccessiva di lacrime, in genere causata da squilibri a livello lipidico. 

Si innesca così un processo a catena con diverse conseguenze: iperosmolarità, infiammazione cronica, danneggiamento delle cellule oculari, alterazioni neurosensoriali. 

Vi sono numerosi fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo della sindrome, che in molti casi si sommano e contribuiscono all’insorgenza o al peggioramento dei sintomi:

  • Non modificabili: età avanzata, sesso femminile, menopausa, interventi di chirurgia oculare, alcune malattie autoimmuni (es. sindrome di Sjögren, artrite o lupus);
  • Modificabili: uso di dispositivi elettronici, esposizione in ambienti climatizzati, ventosi, polverosi o fumosi, disidratazione, utilizzo di lenti a contatto, farmaci che inibiscono la produzione di lacrime (es. antistaminici, antidepressivi o diuretici).

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Come si diagnostica la malattia dell’occhio secco

La diagnosi della sindrome dell’occhio secco non può basarsi sulla sola descrizione dei sintomi da parte del paziente, poiché questi possono essere sfumati, variabili nel tempo e sovrapporsi ad altre condizioni oculari. Sarà lo specialista oculista che, attraverso una valutazione clinica e dei test specifici, potrà definire la natura e la gravità del disturbo.

Tra gli esami più utilizzati per diagnosticare la malattia da occhio secco troviamo:

  • Test di Schirmer: misura la quantità di lacrime prodotte dall’occhio. Si applica una sottile striscia di carta assorbente nella palpebra inferiore e, dopo 5 minuti, si misura quanto si è inumidita (una superficie inferiore ai 5 mm è indicativa);
  • Break up time test: valuta la stabilità del film lacrimale. Dopo aver instillato una goccia di fluoresceina, si osserva al microscopio quanto tempo impiega il film a rompersi dopo l’ammiccamento (un tempo di rottura inferiore ai 10 sec è patologico).

Altri test utili nella valutazione includono la colorazione con coloranti vitali, la misurazione dell’osmolarità lacrimale, la meibografia e l’analisi dell’infiammazione oculare.

Questi strumenti diagnostici permettono al medico di definire il tipo di occhio secco (misto, evaporativo o da deficit muco-acquoso), l’estensione del danno e l’approccio terapeutico più indicato. In caso di sospette patologie associate (es. sindrome di Sjogren) possono essere prescritti anche esami del sangue o biopsie delle ghiandole salivari.


Trattamenti per l’occhio secco: novità e centri specializzati

La cura della malattia da occhio secco si basa sulla sua classificazione, sulla severità dei sintomi e sulle eventuali comorbidità. Non esiste una soluzione valida per tutti, ma l’obiettivo è lo stesso: ripristinare l’equilibrio del film lacrimale e interrompere i disturbi.

Per i casi lievi di occhio secco, generalmente è sufficiente somministrare lacrime artificiali senza conservanti, da scegliere in base alle caratteristiche del film lacrimale:

  • A bassa viscosità, per migliorare l’idratazione in caso di ridotta produzione;
  • A base lipidica, per rallentare l’evaporazione nelle forme legate alla MGD.

Nei casi più resistenti o cronici, il trattamento dell’occhio secco può prevedere l’uso di antinfiammatori topici, farmaci secretagoghi che stimolano la produzione lacrimale, specifici trattamenti palpebrali o l’occlusione dei dotti lacrimali; nelle forme complesse, il range di soluzioni varia dagli spray nasali agli interventi specialistici (tarsorrafia parziale).

Le nuove terapie per l’occhio secco mirano non solo a ridurre i sintomi ma ad agire sui meccanismi patogenetici, migliorando la qualità e la stabilità del film lacrimale. Sono in fase di studio diversi biomarcatori e sistemi di rilascio farmacologico (dagli inserti oculari alle nanotecnologie) per monitorare in modo più preciso la risposta ai trattamenti.

Presso il centro medico SE.FA.MO. di Vicenza è possibile effettuare una valutazione oculistica completa, con un team specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie oculari. Grazie all’approccio diagnostico-terapeutico integrato, il nostro poliambulatorio è in grado di gestire anche i casi più complessi di occhio secco.

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