Tamponi: tipologie e tecniche di analisi, quali fare per la donna in un centro medico integrato

Esame su tampone colturale o molecolare per la donna

Dietro un semplice prelievo con tampone si trovano due tecniche di laboratorio molto diverse tra loro: l’esame colturale e la ricerca del DNA, supportati eventualmente da test del sangue o dell’urina. Ogni tipo di analisi risponde ad un quesito clinico specifico: conoscere le differenze in anticipo aiuta a interpretare correttamente il referto, comprendendo anche i suoi limiti.

Con il supporto del nostro laboratorio analisi attivo dal 1971, scopri quali sono i tamponi più diffusi per ogni distretto e quando vengono richiesti, quali sono quelli dedicati alla salute femminile, come prepararsi all’esame per ottenere risultati attendibili.

Indice dell'articolo


Cos’è l’esame su tampone e come funziona?

Un esame semplice, rapido e indolore: il tampone serve per raccogliere e analizzare del materiale biologico di superficie. Nella pratica, un bastoncino con un’estremità in fibra sterile preleva un campione dalla mucosa interessata e viene inserito in un terreno di trasporto, che mantiene stabile il materiale raccolto fino all’arrivo in laboratorio. 

Il referto riguarda esclusivamente la sede prelevata: un tampone faringeo non dice nulla sui polmoni, così come un tampone vaginale non sostituisce l’esame delle urine. La prescrizione inizia sempre da un sospetto clinico, circoscritto a un distretto preciso.


Le tipologie di tamponi più comuni e a cosa servono

Indicazioni cliniche comuni
Patogeni da ricercare
Tampone faringeo e tonsillare
Mal di gola con placche o febbre, faringo tonsilliti ricorrenti
Streptococcus pyogenes (streptococco beta-emolitico di gruppo A) e altri batteri, per distinguere l’origine
Tampone nasale
Sintomi delle vie respiratorie superiori, controlli pre-operatori, ambito sanitario e alimentare
Patogeni respiratori e portatori sani di Staphylococcus aureus
Tampone auricolare
Secrezione dal condotto uditivo, otite esterna, otite media con perforazione timpanica
Batteri e miceti responsabili dell’infezione
Tampone congiuntivale
Congiuntiviti che recidivano o non rispondono alla terapia, secrezione oculare persistente nel neonato
Agenti batterici della congiuntiva
Tampone rettale
Percorsi di sorveglianza, controlli prima di procedure invasive
Colonizzazioni intestinali, incluse quelle da batteri multiresistenti
Tampone uretrale
Uretriti, sintomi urinari persistenti con urinocoltura negativa
Patogeni delle basse vie urinarie e a trasmissione sessuale (clamidia, gonorrea, micoplasmi, ecc.)
Tampone vaginale
Secrezioni maleodoranti o colore anomalo, prurito forte, rossore o bruciore durante la minzione o i rapporti.
Trichomonas vaginalis, agenti batterici o fungini anche a trasmissione sessuale
Tampone endocervicale
Perdite vaginali insolite, persistenti o resistenti alle normali cure. Screening a seguito di un rapporto sessuale non protetto con un partner a rischio
Clamidia, gonorrea, micoplasmi, ureaplasmi a trasmissione sessuale

Tampone colturale con antibiogramma: cosa sapere?

Un tampone colturale viene seminato su terreni che favoriscono la crescita dei microrganismi. Il referto indica quale microrganismo è cresciuto e con quale carica batterica: i tempi di risposta, quindi, dipendono dalla velocità di crescita del patogeno.

Se il risultato è positivo si affianca l’antibiogramma, per verificare la risposta ai diversi farmaci e per impostare una terapia antibiotica mirata (preferibile rispetto a una ad ampio spettro).

Tampone molecolare: quando è la scelta migliore?

Un tampone molecolare, invece, cerca direttamente nel campione il materiale genetico del patogeno. È l’approccio d’elezione per Chlamydia trachomatis, Mycoplasma genitalium, Neisseria gonorrhoeae, Trichomonas vaginalis o ricerca di virus a livello di DNA o RNA.

Rispetto all’esame colturale, la biologia molecolare offre una sensibilità superiore anche per cariche microbiche molto basse, con tempi di risposta più rapidi: in compenso rileva la sola presenza dell’agente patogeno, senza indicare a quali antibiotici risponde.

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Tamponi ginecologici per la donna: quando e perché farli?

Nella donna, un tampone ginecologico è spesso l’esame di primo livello quando compaiono perdite anomale o sintomi quali prurito, bruciore, dolore durante i rapporti, cistiti e vaginiti ricorrenti. Viene richiesto anche in assenza di sintomi in almeno 3 situazioni: 

  1. Controlli programmati in gravidanza;
  2. Valutazione della coppia per la ricerca della gravidanza;
  3. Monitoraggio dopo una terapia (antibiotica o antimicotica).

I quesiti diagnostici a cui risponde sono principalmente due: la prima riguarda l’equilibrio della flora batterica vaginale, la cui alterazione favorisce vaginosi batteriche e candidosi; la seconda riguarda la presenza di patogeni a trasmissione sessuale, che in una quota rilevante di casi non dà sintomi e viene individuata solo con un accertamento mirato.

Tampone vaginale, cervicale e vulvare: quali differenze?

Sede del prelievo
Condizioni associate
Tampone vaginale
Pareti e fondo vaginale
Flora batterica, candida, vaginosi, Trichomonas
Tampone vagino-cervicale
Canale cervicale, con speculum
Patogeni che risalgono verso il collo dell’utero: chlamydia, gonococco, mycoplasma
Tampone vulvare
Cute e mucosa vulvare esterna
Vulviti, dermatiti, candidosi localizzate all’esterno

Nella donna si associano comunemente altri due prelievi, non esclusivamente ginecologici:

  1. Il tampone rettale può affiancare quello ginecologico, perché i microrganismi della regione perianale possono ricolonizzare l’ambiente vaginale: è una delle cause più frequenti di recidive dopo terapie apparentemente risolutive.
  2. Il tampone uretrale è indicato quando i sintomi urinari persistono in presenza di urinocoltura negativa, condizione che può orientare verso infezioni da microrganismi atipici, non rilevabili con l’esame standard delle urine.

NB: il tampone cervicale non va confuso con il pap test, un esame diverso per disciplina e finalità: analizza le cellule del collo dell’utero (non i microrganismi) ed è uno screening programmato, non correlato ai sintomi. Un tampone negativo non sostituisce i controlli ginecologici di routine, così come un pap test regolare non esclude un’infezione in corso.

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Tamponi in gravidanza: cosa dicono le linee guida?

Nella donna in gravidanza, il tampone assume un ruolo diverso: previene complicanze al momento del parto. Il più noto è il tampone vagino-rettale per lo Streptococco di gruppo B (Streptococcus agalactiae): un batterio che può diffondersi senza dare disturbi alla donna, ma che può essere trasmesso al neonato durante il passaggio nel canale del parto.

Le linee guida italiane sulla gravidanza fisiologica raccomandano l’esecuzione del tampone a tutte le donne tra la 36ª e la 37ª settimana; in caso di positività, si pianifica la profilassi antibiotica endovenosa durante il travaglio. È bene fare due precisazioni importanti:

  • La colonizzazione del batterio può essere intermittente: una terapia anticipata durante la gravidanza non garantirebbe la negatività al momento del parto;
  • Il tampone va ripetuto a ogni gestazione, per la stessa ragione di cui sopra.

Restano utili anche i tamponi richiesti per altri sintomi: per esempio, vaginiti e vaginosi sono da indagare e trattare tempestivamente per evitare il rischio di complicanze ostetriche.

Prima del tampone: le regole di preparazione da seguire

Un tampone eseguito in modo errato può risultare negativo, pur in presenza di infezione. La prima regola che vale per i prelievi batteriologici è non eseguire i tamponi durante una terapia antibiotica (o appena conclusa), perché l’antibiotico riduce la carica microbica al punto da impedire la crescita in coltura, restituendo un referto possibilmente falsato. 

Per i tamponi ginecologici femminili valgono almeno due accortezze ulteriori: 

  • Programmare l’esame lontano dal flusso mestruale (si consiglia una settimana);
  • Nei giorni precedenti è bene evitare ovuli, lavande o creme che alterano il microbiota.

I tempi di refertazione dipendono dalla tecnica utilizzata: l’esame colturale richiede la crescita del microrganismo, mentre la ricerca molecolare del DNA non ha questo vincolo. 

Nel centro medico SE.FA.MO. l’intero percorso, fino alla valutazione specialistica, viene gestito in un’unica struttura: le indicazioni complete si trovano nella pagina Preparazioni agli esami e visite, mentre gli esiti sono disponibili direttamente nell’Area Referti Online.


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Un tampone è un esame semplice e indolore, ma la sua efficacia dipende da tre cose: la tecnica giusta per il quesito clinico, l’affidabilità del laboratorio che analizza, la possibilità di dare un seguito al referto. SE.FA.MO. è il primo laboratorio analisi a Vicenza, nato nel 1971, con poliambulatorio integrato convenzionato SSN e certificato ISO 9001:

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Domande frequenti su tamponi, esami colturali e molecolari

Ha senso fare un tampone se non si hanno sintomi?

In alcuni casi sì. Molte infezioni a trasmissione sessuale decorrono in modo asintomatico: l’accertamento è indicato dopo un rapporto a rischio, all’inizio di una nuova relazione o in un percorso per la ricerca di gravidanza. Allo stesso tempo, un tampone eseguito senza indicazione clinica rischia di generare allarmismi e dar luogo a terapie non necessarie.

Serve la richiesta del medico per eseguire un tampone?

Per le prestazioni in convenzione serve l’impegnativa del medico; l’esame in regime privato è sempre possibile, ma la scelta della sede e della tecnica di analisi resta in carico a un professionista sanitario. Senza un quesito clinico si rischia di fare l’esame sbagliato.

Il tampone è positivo: anche il partner deve farlo?

Nel caso dei patogeni a trasmissione sessuale sì, indipendentemente dai sintomi: trattare una sola persona della coppia può causare nuove infezioni. Nell’uomo l’accertamento tipico è il tampone uretrale, o la ricerca del DNA su campione di urina o liquido seminale.

Perché un’infezione torna dopo la terapia?

Le cause più comuni sono tre: una cura generica impostata senza antibiogramma, un ciclo interrotto prima del termine, la presenza di una colonia non trattata (infezioni rettali in vaginiti recidivanti o a carico del partner). In questi casi un tampone di controllo dopo la terapia, associato quando indicato al prelievo rettale, può aiutare a chiarire il quadro.

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